È bello guardarsi attorno e scoprire che le cose custodiscono emozioni oneste, da raccontare con semplicità e da condividere con le persone che ne colgano il senso.
Piccoli e grandi oggetti che rivelano sentimenti e ricordi imbrigliati in una storia, la tua, che ha il sapore di una leggenda. So a che cosa stai pensando: “Se solo riuscissi a raccontarla”, “Se solo riuscissi a farla leggere a qualcuno che comprenda fino in fondo dove voglio arrivare…”.
Non è così difficile. Prova a immaginare come, con tutta la sincerità che puoi e con un po’ di fantasia che ti aiuti a sentirti liber*. Apriti, prima su un foglio bianco, come la busta di una lettera che scriveresti a te stesso in un momento di difficoltà. Scrivi a ruota libera, senza paura, senza preoccuparti del giudizio. Lascia che le parole scorrano sul foglio pronto ad accogliere le tue emozioni più nascoste, più vere, più vulnerabili.
Subito ti sembrerà di somigliare a un bicchiere di cristallo, a una mano tesa e poco convinta, oppure ti sembrerà di essere trasparente come una scarpetta di vetro in attesa del Principe che allo scoccare della mezzanotte, forse, verrà a salvarti. L’incertezza ha bisogno di tante prove prima di riuscire a scrollarsi di dosso la zavorra, prima di riuscire a scartare le bugie e ad accogliere le verità che si mescolano le une alle altre. La confusione serve a farti compiere scelte linguistiche importanti.
Le bugie e le verità, in comunicazione, sono le parole che scegli per raccontarti. Quelle che senti tue sono ok, quelle che ti fanno sentire a disagio non vanno bene, anche se sono le parole più belle che tu abbia mai letto. Le emozioni oneste, che narrano storie di identità di valore, si vestono di appartenenza e di coerenza, altrimenti non funzionano, stonano. Le parole sono un mezzo potente e straordinario, in grado di trasmettere valore, per questo quando qualcosa non torna è come se ti chiedessero di ritornare sui tuoi passi con il coraggio di chi non teme più i propri fantasmi. Fare qualche passo indietro ti aiuta a capire dove ti sei arenato e perché tutte quelle prove non sono mai diventate lo specchio di una sola reale alternativa.
Scrivi e riscrivi pagine che vengono a cercarti, a chiamarti. Bussano insistenti e finalmente decidi di rispondere sottovoce, solo quando le acque sembrano essersi calmate.
Il fatto è che sei stanc*, che vorresti sbattere la porta e uscire a riaccendere la fiamma che le onde alte hanno spento. Sei circondat* di colori, di semplicità, di aquiloni, eppure nessuno sa essere complicat* più di te e dei tuoi silenzi burrascosi.
Nessuno sa andare sott’acqua meglio di te. Non ti piace spiegare perché per te è tanto difficile riemergere, parlare senza provare imbarazzo, aprirti senza scoprirti troppo, perché là fuori, dove tutti sanno fare tutto meglio di te, il vento dell’insicurezza ti ha messo con le spalle al muro fin troppe volte.
Sarà per tutto questa baraonda che scrivi? Per i tuoi giri di boa, per cambiare quello che sembra resistere al desiderio di voltare pagina.
Prendi in mano la penna e inizia a scrivere del tuo mare mosso, delle vele strappate, del miraggio di un faro che attendi da sempre. Metti su carta i tuoi nodi, datti respiro, pensa a un’oasi nel tuo deserto.
Siediti e spalanca il cuore ai tuoi inverni, mentre scrivi di stelle e racconti delle tue lune storte e vuote. Scrivi mentre metti i piedi sotto la tua coperta preferita, cammina sul filo spinato con le vertigini addosso. Attraversa a nuoto il tuo oceano di emozioni oneste, anche se fino a un attimo prima ti sembrava un acquario.
Tu sei quell* che sa cavalcare le onde, che non si volta, se non per issare le vele e prendere il mare.
Non ti va di correre fuori a confonderti nel rumore del mondo, di buttarti nel frastuono della banalità. Riprendi in mano il timone della vita e guarda in faccia tutto il tempo che ti hanno tolto.
Esplora il mondo e magari prova ad aggiustarlo e solo quando ti senti pront*, a cambiarlo un po’ con le parole che senti più tue.

Se invece senti che nonostante i tuoi tentativi la confusione persevera, prova a scrivermi e a spiegarmi che cosa non ti convince dei tuoi contenuti o perché vorresti affidarmi i testi del tuo sito o la progettazione della tua identità verbale.
Prima che tu prenda qualsiasi decisione, voglio essere onesta: non ho la bacchetta magica. Non si raggiungono mare e monti in un battibaleno. La parola “successo”, a essere sincera, non mi appartiene, così come non mi appartiene la promessa assurda di ottenerlo senza il tuo fondamentale contributo. Chi lo fa, chi promette di fare le cose al tuo posto e in breve tempo, non può essere completamente onesto, perché per ottenere discreti risultati ci vuole infinita pazienza e non solo quella. Occorono a piene mani: impegno, fatica e dedizione costanti, non unicamente da parte mia. Quindi, se ti va di intraprendere una collaborazione costruttiva, devi essere pront* a rimboccarti le maniche. Allora, cosa aspetti? Se ti va, per avere le idee ancora più chiare leggi il Manifesto di Mareios. È semplice, basta cliccare sull’immagine. A presto!
</table
|
Scopri su che cosa e come possiamo lavorare insieme. Trovi tutto QUI→. |
|



Sono Marina Atzori, copywriter evocativa. Scrivo per aiutare le persone a comunicare con la propria capacità espressiva. Svolgo il mio lavoro da remoto, in quello che definisco “oceano digitale”.